Sull’aborto, l’emancipazione e il corpo delle donne

Mi permetto di interrompere per qualche minuto la pausa esami per segnalare questo articolo di Josef Zorn su Vice.com che parla del Museo della Contraccezione e l’Aborto di Vienna. Oltre a ripercorrere brevemente una parte importante della storia del femminismo e dei movimenti per la liberazione delle donne, offre uno spunto di riflessione a mio parere estremamente interessante (corsivo mio):

Qualsiasi formazione socio-culturale dal 1960 ad oggi non sarebbe stata possibile senza la contraccezione chimica. Non ci sarebbe stata l’emancipazione. Non staremmo qui a leggere questo articolo, perché avremmo avuto molti bambini da tenere a bada. La Rivoluzione Sessuale del 1968 sarebbe finita dopo nove mesi.

Sul corpo delle donne (nessun rimando a Zanardo) si combatte ancora oggi, e oggi più che mai, una battaglia epocale e dall’esito ancora incerto. Lottare perché il diritto a decidere del proprio corpo resti o, in determinate realtà, diventi delle donne anziché di entità sovrapersonali spersonificate e fallocratiche è ora più che mai fondamentale.

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