Thinking Sex – Pensare il sesso, di Gayle Rubin

Pensare il sesso: note per una teoria radicale sulle politiche della sessualità 1 – testo integrale in inglese visibile qui in formato pdf

di Gayle S. Rubin
(tr. it. Agnes Nutter)

Le guerre del sesso.
È ora di pensare al sesso. Per alcuni, la sessualità potrà sembrare un argomento poco importante, una frivola digressione dai ben più critici problemi della povertà, della guerra, delle malattie, del razzismo, della fame, o dell’annientamento nucleare. Ma è proprio in periodi come questo, quando si convive con l’idea di un’impensabile distruzione, che le persone sono più propense a diventare pericolosamente fanatiche verso la sessualità. […] Le dispute sul comportamento sessuale divengono spesso il veicolo per rimpiazzare delle ansie sociali e liberarne la conseguente carica emotiva. Ne consegue che la sessualità dovrebbe venir trattata con particolare riguardo in periodi di profondo turbamento sociale.[…] L’opposizione della Destra all’educazione sessuale, all’omosessualità, alla pornografia, all’aborto, e al sesso prematrimoniale si è spostata dalle estreme periferie ad un ruolo di primo piano dopo il 1977, quando gli strateghi e i crociati della destra scoprirono che questi argomenti coinvolgevano le masse. La reazione al sesso giocò un ruolo significativo nel successo elettorale della Destra nel 1980. […] L’Emendamento sui Pari Diritti venne sconfitto, passarono per legge nuove restrizioni sull’aborto, e i fondi per programmi quali Genitorialità Programmata e per l’educazione sessuale vennero decurtati. Vennero promulgate leggi e regolamenti per rendere molto più difficile alle adolescenti accedere alla contraccezione o all’aborto. Si sferrarono con successo violenti attacchi sessuofobici contro il Programma di Studi delle Donne all’Università Statale della California di Long Beach. La più ambiziosa proposta legislativa della Destra è stata la Legge per la Protezione della Famiglia2, introdotta dal Congresso nel 1979. Questa legge è un attacco generalizzato al femminismo, all’omosessualità, alle famiglie non tradizionali e alla privacy sessuale degli adolescenti. La FPA non è passata e probabilmente non passerà, ma i conservatori al Congresso continuano a seguirne il programma. […] In questo saggio, propongo degli elementi per una cornice descrittiva e concettuale di pensiero intorno al sesso e alle sue politiche. Spero di riuscire a contribuire all’urgente obiettivo di creazione di un corpus di pensiero sul sesso che sia rigoroso, umano e genuinamente liberatorio.


Pensieri sul sesso
Una teoria radicale del sesso deve identificare, descrivere, spiegare e denunciare le ingiustizie e le oppressioni sessuali, e ha bisogno di raffinati strumenti concettuali per capire il tema e porlo in evidenza. Deve costruire ampie descrizioni della sessualità così come essa è nella società e nella storia, e richiede un linguaggio critico convincente che illustri la barbarie delle persecuzioni sessuali. Diverse persistenti caratteristiche del pensiero sul sesso inibiscono lo sviluppo di tale teoria. Questi presupposti sono così pervasivi nella cultura occidentale da venire raramente messi in dubbio. Tendono perciò a ricomparire in diversi contesti politici, acquisendo nuove forme retoriche ma riproducendo gli stessi assiomi di base. Uno di questi assiomi è l’essenzialismo sessuale, l’idea secondo la quale il sesso è una forza naturale che esiste a prescindere dalla vita sociale e che dà forma alle istituzioni. L’essenzialismo sessuale è parte intrinseca della cultura popolare occidentale, che considera il sesso eternamente immutabile, asociale, e trans-storico. Lo studio accademico del sesso, dominato per oltre un secolo da medicina, psicologia e psichiatria, ha riprodotto l’essenzialismo. […] All’interno di queste categorie etnoscientifiche, però, la sessualità non ha storia né una significativa determinatezza sociale. […]
La storia della sessualità di Michel Foucault è stata l’opera più importante ed emblematica del nuovo pensiero scientifico sul sesso. Foucault critica la concezione tradizionale del sesso come una naturale libido che brama di liberarsi dalle catene sociali e ipotizza che il desiderio non sia un’entità biologica predeterminata ma che piuttosto si sia costituito nel corso di pratiche sociali ben specifiche, enfatizzando gli aspetti generativi dell’organizzazione sociale del sesso piuttosto che i suoi elementi repressivi e segnalando la continua formazione di nuove forme di sessualità. Sottolinea inoltre la rilevante discontinuità tra la sessualità basata sul sistema di parentela e le sue forme più moderne. La nuova scuola di pensiero sui comportamenti sessuali ha dato al sesso una storia e ha creato un costruttivismo alternativo al sostanzialismo sessuale. Sottolineare questo corpus di lavoro significa presumere che la sessualità sia costituita socialmente e storicamente, e che non sia biologicamente fondata. Ciò non significa che le capacità biologiche non siano prerequisiti della sessualità umana, ma che essa non è comprensibile in termini puramente biologici. […] Così com’è impossibile pensare con chiarezza alle politiche di razza e di genere finché queste verranno pensate come entità biologiche piuttosto che come costrutti sociali, la sessualità sarà inaccessibile all’analisi politica finché verrà concepita come un fenomeno biologico o un aspetto della psicologia individuale. La sessualità è un prodotto umano tanto quanto lo sono le diete, i mezzi di trasporto, i sistemi di classificazione, le forme di lavoro, i tipi di intrattenimento, i processi di produzione e i modi di oppressione. Una volta che il sesso viene letto in termini di analisi sociale e comprensione storica, diventa possibile una nuova politica del sesso. […] A causa dell’enfasi posta sul modo in cui la sessualità è prodotta, Foucault si è reso vulnerabile ad interpretazioni che negano o minimizzano la realtà della repressione sessuale in senso prettamente politico. Tuttavia, Foucault rende abbondantemente chiaro di non negare tanto l’oppressione sessuale ma piuttosto di volerla inscrivere in una dinamica più ampia. La sessualità nella società occidentale si è strutturata all’interno di una cornice estremamente punitiva, ed è stato oggetto di veri e propri controlli sia formali che informali. […] Le società occidentali moderne valutano gli atti sessuali secondo un sistema gerarchico di valori. Gli eterosessuali coniugati e riproduttivi sono in cima alla piramide sessuale. Al di sotto della cima, strepitanti attenzione, si trovano gli eterosessuali monogami non sposati ma in coppia, seguiti dalla maggior parte degli altri eterosessuali. L’autoerotismo fluttua in modo ambiguo. Lo stigma ottocentesco sulla masturbazione persiste in forme meno potenti ma alterate […] Le coppie gay e lesbiche di lungo corso stanno facendosi strada verso la rispettabilità, ma le lesbiche da bar e i gay promiscui stazionano appena sopra i gruppi alle estremità di questa piramide. Le più disprezzate caste sessuali includono attualmente i transessuali, i travestiti, i feticisti, i sadomasochisti, i sex worker3 come prostitute e attori porno, e i più in basso di tutti: chi trasgredisce alle norme che precludono il sesso intergenerazionale. Gli individui i cui comportamenti sono apicali in questa gerarchia sono premiati con una sanità mentale certificata, rispettabilità, legalità, mobilità sociale e fisica, supporto istituzionale e benefici materiali. Più i comportamenti e le occupazioni sessuali scendono lungo questa scala, più gli individui che li praticano sono soggetti a dubbi circa la loro salute mentale, pessima reputazione, comportamenti criminali, ad una ridotta mobilità sociale e fisica, ad una perdita di supporto istituzionale e a sanzioni economiche. […] L’intensità di questo stigma è radicato nelle tradizioni religiose occidentali, ma perlopiù il suo contenuto contemporaneo deriva dalla stigmatizzazione medica e psichiatrica. […] La sezione sui disordini psicosessuali nel Diagnostic and Statistical Manual of
Mental and Physical Disorders4 dell’Associazione Psichiatrica Americana (APA) è una mappa abbastanza affidabile dell’attuale gerarchia morale delle attività sessuali. La lista dell’APA è molto più elaborata delle tradizionali condanne della prostituzione, della sodomia e dell’adulterio. L’edizione più recente, il DSM-III5, ha rimosso l’omosessualità dall’elenco dei disordini mentali dopo una lunga lotta politica, ma il feticismo, il sadismo, il masochismo, la transessualità, il travestitismo, l’esibizionismo, il voyeurismo e la pedofilia sono ancora fermamente radicati come disfunzioni psicologiche. Vengono scritti in continuazione libri sulla genesi, l’eziologia, il trattamento e la cura per queste numerose “patologie”. La condanna psichiatrica dei comportamenti sessuali invoca concetti di inferiorità mentale ed emotiva al posto delle categorie di peccato sessuale. Le pratiche sessuali di basso rango vengono denigrate come malattie mentali o sintomi di un’integrazione deficitaria della personalità. […] Tutti questi modelli presuppongono una teoria-domino del pericolo sessuale. La linea di demarcazione che sembra separare l’ordine sessuale dal caos descrive una paura precisa: che se qualsiasi cosa potesse mai attraversare questa zona sessuale demilitarizzata, la barriera contro le sessualità sinistre crollerebbe e qualcosa di innominabile la attraverserebbe di soppiatto. […] Questo tipo di moralità sessuale ha più elementi in comune con le ideologie razziste che con la vera etica. Garantisce la virtù al gruppo dominante, e relega i vizi ai non privilegiati. Una moralità democratica dovrebbe giudicare gli atti sessuali per il rapporto che intercorre tra i partner, il livello di mutua considerazione, la presenza o assenza di coercizione e la quantità e qualità del piacere che forniscono. Che gli atti sessuali siano gay o etero, di coppia o in gruppo, nudi o in biancheria intima, mercenari o gratuiti, con o senza riprese video, non dovrebbe riguardare l’etica. […]
Una delle più tenaci idee circa il sesso è che ci sia un modo migliore per farlo, e che ognuno dovrebbe farlo in quel modo. […] Molte persone confondono le proprie preferenze sessuali con un sistema di valori universale che funziona o dovrebbe funzionare per chiunque. L’idea di un unico modello di sessualità caratterizza la maggior parte dei sistemi di pensiero sul sesso. […] Sebbene il contenuto vari, il modello di uno standard sessuale unico viene continuamente ricostituito all’interno di altre cornici retoriche, inclusi il femminismo e il socialismo. È offensivo insistere che tutti dovrebbero essere lesbiche, non monogami o perversi, tanto quanto lo è credere che tutti dovrebbero essere eterosessuali, sposati e vanilla6 – sebbene quest’ultima serie di opinioni siano sostenute da un potere coercitivo ben più forte delle prime. […]


Stratificazione sessuale
[…] Le leggi sul sesso sono lo strumento più persistente di stratificazione e persecuzione sessuale. Lo stato interviene abitualmente nei comportamenti sessuali ad un livello che non sarebbe tollerato in altre aree della vita sociale. Gran parte delle persone è inconsapevole della portata delle leggi sul sesso, della quantità e qualità dei comportamenti sessuali illeciti e dei caratteri punitivi delle sanzioni legali. […] Il mio discorso sulle leggi intorno al sesso non si applica a quelle che colpiscono la violenza e l’aggressione sessuale o lo stupro ma riguarda le miriadi di proibizioni sul sesso consensuale e sulle aggressioni di “status” come la corruzione di minore. […] Le leggi sul sesso non sono il riflesso perfetto dei giudizi morali predominanti sulla condotta sessuale. La varianza sessuale per se è più specificamente vigilata dalle professioni medico-psichiatriche, dall’ideologia popolare, e dalle pratiche sociali extra-legali. […] La legge è particolarmente feroce (anche) nel mantenere netti i confini tra l’innocenza infantile e la sessualità adulta. Piuttosto che riconoscere la sessualità dei più giovani e tentare di provvedervi in maniera più responsabile e rispettosa, la nostra cultura nega e punisce l’interesse e le attività erotiche di chiunque sia al di sotto dell’età del consenso. Il numero di leggi destinate a proteggere i giovani da un’esposizione prematura al sesso è straordinario. Il meccanismo principale per assicurare la separazione delle generazioni è l’età del consenso. Le leggi che la regolano non fanno distinzione tra il più brutale degli stupri e il più dolce dei corteggiamenti. […] Né ai minori è permesso l’accesso ad altre forme di sessualità “adulta”. Libri, film o televisione dove la sessualità è “eccessivamente” rappresentata sono loro proibiti. Per i giovani è legale vedere orribili scene di violenza, ma non fotografie esplicite di genitali. I giovani sessualmente attivi sono spesso incarcerati nei riformatori o puniti per la loro “precocità”. Agli adulti che deviano troppo dagli standard della condotta sessuale viene spesso interdetto il contatto coi giovani, anche se sono loro figli. Le leggi sulla custodia permettono allo stato di sottrarre i figli a chiunque abbia una condotta sessuale che risulti criticabile per un giudice chiamato a pronunciarsi su questioni famigliari. Secondo questi criteri, numerosi lesbiche, gay, prostitute, scambisti, sex worker, e donne “promiscue” sono stati dichiarati genitori inadatti al ruolo. […] L’unico comportamento sessuale adulto consentito in ogni stato americano è l’inserimento coniugale del pene nella vagina. Le leggi sul consenso tra adulti migliorano queste situazioni in poco più della metà degli stati.[…] Leggi come queste criminalizzano comportamenti sessuali liberamente scelti e ricercati con passione. L’ideologia ivi racchiusa riflette le gerarchie di valori sopra discusse. Ossia, alcuni atti sessuali sono considerati così intrinsecamente abietti che nessuno in nessun caso dovrebbe essere autorizzato a praticarli. Il fatto che gli individui acconsentano a o addirittura li preferiscano ad altri viene presa come un’ulteriore prova di depravazione. Tale sistema normativo sessuale è simile al razzismo legalizzato. I divieti ufficiali al contatto omosessuale, alla penetrazione anale, al sesso orale fanno degli omosessuali un gruppo di criminali a cui vengono negati i diritti di piena cittadinanza. […] Nonostante l’apparato legale sul sesso stia vacillando, la maggior parte del controllo sociale avviene per via extra-legali. Sui membri delle popolazioni sessuali “inferiori” vengono imposte sanzioni sociali meno formali ma molto più efficaci. Nel suo straordinario studio etnografico sulla vita gay negli anni ’60, Esther Newton ha osservato come la popolazione omosessuale fosse divisa tra quelli che lei chiama i “dichiarati” e i “clandestini”. “I dichiarati vivono la loro intera vita lavorativa all’interno del contesto della comunità [gay]; i clandestini ci vivono la loro intera vita non lavorativa”. […] Nonostante questa situazione sia molto cambiata, la discriminazione verso gli omosessuali è ancora palese. Per la maggior parte di loro, essere dichiarati sul lavoro è ancora impossibile. In generale, più un lavoro è retribuito e di responsabilità, meno la società tollera la devianza sessuale dichiarata. Se già è difficile per gli omosessuali trovare degli impieghi dove non debbano fingere, lo è ancor di più per chi ha una sessualità più esotica. I sadomasochisti lasciano i loro feticci a casa, sapendo di dover essere molto attenti a celare la loro vera identità. Un pedofilo che venisse scoperto verrebbe con tutta probabilità lapidato fuori dall’ufficio. Dover mantenere una così assoluta segretezza è un peso non indifferente. […] I rappresentanti pubblici e chiunque occupi posizioni socialmente rilevanti è particolarmente vulnerabile. Uno scandalo sessuale è il metodo più sicuro per perseguitare qualcuno e farlo dimettere o per distruggere una carriera politica. Il fatto che ci si aspetti che persone importanti si conformino a severi standard di condotta sessuale scoraggia i devianti di ogni genere dall’intraprendere queste carriere. Al contrario, i dissidenti vengono canalizzati in posizioni con minore impatto sul mainstream7 delle attività sociali e dell’opinione pubblica. Nell’ultimo decennio, l’espansione dell’economia gay ha promosso alcune alternative lavorative e procurato un po’ di sollievo dalla discriminazione contro gli omosessuali, anche se molti dei lavori da essa procurati hanno un basso profilo e una scarsa rendita. […] Le famiglie giocano un ruolo cruciale nel rafforzare il conformismo sessuale. […] Si crede comunemente che le famiglie non debbano produrre, o fornire rifugio per, la devianza erotica. Molte famiglie rispondono tentando di correggere, punire o esiliare i membri sessualmente offensivi. […] Qualsiasi campione casuale di omosessuali, sex worker, o pervertiti vari può raccontare storie drammatiche di rifiuti e maltrattamenti da parte di famiglie inorridite. […] Il sesso è un vettore di oppressione. Il sistema di oppressione sessuale attraversa altri tipi di ineguaglianza sociale, ordinando gli individui e i gruppi secondo le proprie dinamiche intrinseche. Non lo si può ridurre o capire in soli termini di classe, razza, etnia o genere. La ricchezza, la pelle bianca, il genere maschile e i privilegi etnici possono mitigare gli effetti della stratificazione sessuale: un pervertito maschio bianco e benestante ne subisce generalmente meno l’influenza di una donna nera e povera. Ma neppure i più privilegiati sono immuni dall’oppressione sessuale. Alcune delle conseguenze del sistema di gerarchizzazione sessuale sono meri fastidi, mentre altre sono molto gravi. Nelle sue manifestazioni più serie, il sistema sessuale è un incubo kafkiano in cui le vittime sventurate diventano una mandria di bestiame umano la cui identificazione, sorveglianza, cattura, trattamento, incarcerazione e punizione produce lavoro e auto-gratificazione per migliaia di unità della buoncostume, per secondini, psichiatri e assistenti sociali.

Conflitti sessuali
[…] Il più significativo genere di conflitto sessuale è quello che Jeffrey Weeks ha chiamato “panico morale”. Il panico morale è il “momento politico” del sesso, durante il quale alcuni degli atteggiamenti diffusi vengono canalizzati in azioni politiche e da lì producono cambiamenti sociali. […] Essendo la sessualità nella società occidentale così mistificata, le guerre a riguardo sono spesso combattute indirettamente, puntando a bersagli fasulli, condotte con passioni fuori luogo e sono fortemente simboliche. Le attività sessuali funzionano spesso da significanti per ansie sociali e personali con le quali non hanno alcun collegamento intrinseco. Nel corso di un’ondata di panico morale, queste paure si applicano a delle sventurate attività o popolazioni sessuali. I media si infervorano di indignazione, il pubblico si comporta come una massa rabbiosa, la polizia si attiva e lo stato mette in atto nuove leggi e regolamenti. Quando il furore è passato, alcuni gruppi sessuali innocenti saranno già stati decimati, e lo stato avrà esteso il proprio potere a nuove aree del comportamento sessuale. Il sistema di stratificazione sessuale fornisce non solo vittime facili a cui manca il potere di autodifesa, ma anche un apparato che ne controlli i movimenti e ne riduca le libertà. Lo stigma che investe i dissidenti sessuali li rende moralmente privi di difese. Ogni ondata di panico morale ha delle conseguenze su due livelli. A soffrirne di più è il bersaglio principale, ma pressoché chiunque è influenzato dai relativi cambiamenti socio-legali. Poiché viene mirato a chimere e significanti, il panico morale raramente allevia i problemi reali. Ricorrendo a strutture discorsive preesistenti che inventano vittime per giustificare il trattamento criminale dei “vizi”, la criminalizzazione di comportamenti innocui come l’omosessualità, la prostituzione, l’oscenità o l’uso ricreativo di droghe è motivato razionalmente dal loro rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica e nazionale, donne e bambini, la famiglia o la civiltà stessa. Persino quando un’attività è nota per essere innocua, può essere bandita in quanto accusata di “condurre” a qualcosa di apparentemente peggiore (altra manifestazione della teoria-domino). […] Profetizzare è sempre un rischio. Ma non bisogna essere preveggenti per rilevare un potenziale panico morale in due eventi attualmente in corso: gli attacchi al sadomasochismo da parte di una parte del movimento femminista, e la crescente strumentalizzazione dell’AIDS per incitare un’ondata di omofobia virulenta da parte della destra. L’ideologia femminista anti-pornografica ha sempre incluso ed implicato, a volte apertamente, un’accusa al sadomasochismo. Le immagini di succhiate e scopate di cui consiste il grosso della pornografia possono essere inquietanti per chi non le conosce, ma è difficile convincere della violenza di queste immagini. Tutte le proiezioni di immagini da parte dei primi movimenti anti-pornografici usavano un campionario ben selezionato di immagini S/M per fornire analisi inconcludenti. Fuori dal loro contesto, queste immagini possono essere scioccanti. Questo shock era sfruttato impunemente per spaventare il pubblico e fargli adottare una prospettiva anti-pornografica. Molta della propaganda anti-pornografica sostiene che il sadomasochismo è la “verità” essenziale e sottostante verso cui l’intera pornografia tende. Si crede che il porno conduca al porno S/M che a sua volta è accusato di portare allo stupro. È una storia presa per vera che dà nuova linfa al concetto che siano i pervertiti sessuali a commettere crimini sessuali, non la gente comune. […] Il panico AIDS è ora più probabile. Quando i timori di malattie incurabili incontrano il terrore sessuale, la miscela risultante è estremamente volatile. […] Qualsiasi cosa accada, l’AIDS avrà conseguenze di vasta portata sul sesso in generale e sull’omosessualità in particolare. La malattia avrà un impatto significativo sulle scelte che i gay dovranno compiere. Per paura del contagio, meno persone migreranno verso le metropoli gay. Chi già vive nei ghetti eviterà situazioni che riterrà potenzialmente a rischio. L’economia gay e l’apparato politico che esso supporta potrebbe rivelarsi fragile. La paura dell’AIDS ha già influenzato l’ideologia sessuale. Proprio nel momento in cui gli omosessuali hanno ottenuto con successo di vedersi togliere lo stigma della malattia mentale, ecco che piombano metaforicamente in un immaginario di mortale deterioramento fisico. La sindrome, le sue caratteristiche insolite e la sua trasmissibilità vengono usate per rinvigorire le vecchie paure che dicono che l’attività sessuale, l’omosessualità e la promiscuità portano ad ammalarsi e a morire. L’AIDS è sia una tragedia personale per coloro che contraggono la sindrome, sia una calamità per la comunità gay. Gli omofobi si sono precipitati con gioia a rivoltare questa tragedia contro le sue vittime. […] L’odierna letteratura di destra chiede a gran voce di chiudere le saune gay, di bandire legalmente gli omosessuali da lavori dove si maneggino alimenti, e emettere ordinanze nazionali che vietino ai gay di donare il sangue. Politiche simili richiederebbero al governo di identificare tutti gli omosessuali e imporrebbero l’utilizzo di marche8 socio-legali che li rendano facilmente riconoscibili. È già abbastanza negativo che la comunità gay debba avere a che fare con la sfortuna sanitaria di essere la prima popolazione nella quale una malattia mortale si è diffusa rendendosi visibile. Dover avere a che fare con le conseguenze sociali peggiora le cose. Già prima dell’AIDS, in Grecia passò una legge che permetteva alla polizia di arrestare dei sospetti omosessuali e costringerli a sottoporsi ad esami per le malattie veneree. È probabile che finché l’AIDS e i suoi metodi di trasmissione non saranno noti, ci sarà ogni tipo di proposta per controllarla punendo la comunità gay e attaccandone le istituzioni. […]


I limiti del femminismo
Mancando una più radicale ed articolata teoria sul sesso, molti progressisti si sono rivolti al femminismo. Tuttavia, la relazione tra il femminismo e il sesso è complessa. Poiché la sessualità è il fulcro delle relazioni di genere, gran parte dell’oppressione delle donne è sostenuta, mediata, e costituita intorno alla sessualità. Il femminismo è sempre stato interessato in modo vitale al sesso. Al riguardo ci sono però state due vie nel pensiero femminista. Una ha tendenzialmente criticato le restrizioni al comportamento sessuale delle donne e denunciato l’alto costo imposto alle donne sessualmente attive. Questa tradizione femminista ha reclamato una liberazione sessuale che funzionasse tanto per le donne quanto per gli uomini. Un’altra tradizione ha invece considerato la liberazione sessuale come un’estensione dei soli privilegi maschili. Quest’ultima entra in sintonia con il discorso conservatore anti-sessuale. Con l’avvento del movimento anti-pornografico, ha conquistato una temporanea egemonia all’interno dell’analisi femminista. […] (Il discorso anti-sessuale) è più demonologia che sessuologia e presenta gran parte dei comportamenti sessuali nella peggior luce possibile. Le descrizioni di comportamenti erotici sono sempre illustrate dal peggior esempio possibile, come se fosse rappresentativo, presentando la più disgustosa pornografia, le forme più becere di sfruttamento della prostituzione, e le meno accettabili o più scioccanti manifestazioni di variazione sessuale. Regolarmente, questa tattica retorica mistifica la sessualità umana in ogni sua forma. L’immagine della sessualità umana che emerge da questa letteratura è sempre meschina. Inoltre, questa retorica anti-pornografia è un imponente esercizio di colpevolizzazione. Più che criticare gli ordinari atti di oppressione, sfruttamento e violenza, critica degli atti d’amore non ordinari. […] La propaganda anti-pornografica implica spesso che il sessismo abbia la sua origine all’interno dell’industria commerciale del sesso, e che infetti di conseguenza il resto della società. Sociologicamente questo non ha senso. L’industria del sesso non è certo un’utopia femminista ,e riflette il sessismo esistente nell’intera società. Si dovrebbero analizzare e confrontare le manifestazioni delle ineguaglianze di genere specifiche dell’industria del sesso, ma ciò non equivale a spazzare via il sesso commercializzato. Analogamente, le minoranze sessuali come i sadomasochisti e i transessuali è probabile che mostrino attitudini o comportamenti sessisti quanto ogni altro gruppo sociale e politico schierato. Tuttavia, affermare che siano intrinsecamente anti-femministi è pura fantasia. Buona parte dell’attuale letteratura femminista attribuisce l’oppressione delle donne alla rappresentazione esplicita del sesso, alla prostituzione, all’educazione sessuale, al sadomasochismo, all’omosessualità maschile e al transessualismo. Dove sono finite la famiglia, la religione, l’educazione, l’allevamento dei figli, i media, lo stato, la psichiatria, la discriminazione sul lavoro e la diseguaglianza salariale? In definitiva, questo cosiddetto discorso femminista ricrea una moralità sessuale fortemente conservatrice. […] Il movimento anti-pornografico e i suoi portavoce hanno preteso di parlare in nome del femminismo tutto. Per fortuna non è così. La liberazione sessuale è stata e continua ad essere un obiettivo femminista. Il movimento delle donne può aver prodotto alcune delle idee più retrograde sul sesso a parte il Vaticano, ma ha anche prodotto una difesa vibrante, innovativa ed articolata del piacere e della giustizia sessuale. […] Nonostante le forze antiporno abbiano tentato di estirpare dal movimento chiunque non concordasse con loro, resta il fatto che il pensiero femminista sul sesso è profondamente polarizzato. Ovunque ci sia polarizzazione vi è anche un’infelice tendenza a pensare che la verità risieda da qualche parte nel mezzo. Ellen Willis ha commentato sarcasticamente che “il presupposto femminista è che le donne siano uguali agli uomini, mentre quello maschile sciovinista è che le donne siano inferiori. La versione non pregiudiziale è che la verità stia da qualche parte tra i due”. […] Al contrario del femminismo culturale, che vuole solo purgare i dissidenti sessuali, i moderati desiderano difendere il diritto dei non-conformisti sessuali alla partecipazione politica. Eppure tale difesa dei diritti politici è legata ad un sistema implicito di condiscendenza ideologica. L’argomento è composto di due parti importanti: la prima è un’accusa ai dissidenti sessuali per non aver prestato sufficiente attenzione al significato, alle origini, o alla costruzione storica della loro sessualità. […] Si considerano l’omosessualità, il sadomasochismo, la prostituzione o la pederastia misteriosi e problematici in un modo che non si applica alle sessualità più rispettabili.[…] Il secondo argomento della posizione “moderata” si concentra sulla questione del consenso. I radicali sessuali di ogni genere hanno rivendicato la legittimazione sociale e legale dei comportamenti sessuali consensuali. Le femministe li hanno criticati per delle contestazioni apparentemente sottili sui “limiti del consenso” e sui “limiti strutturali” del medesimo. […] Non si tiene però in considerazione il contenuto semantico assai preciso che il consenso ha nelle leggi sul sesso e nelle pratiche sessuali. […] In un famoso caso di S/M, un uomo venne accusato di aggressione aggravata per aver partecipato ad un incontro S/M in cui usava una frusta. Nessuna vittima lo aveva denunciato. La denuncia fu fatta sulla base dei filmati registrati dell’incontro. L’uomo si appellò alla condanna sostenendo di aver partecipato ad un incontro sessuale consensuale e di non aver aggredito nessuno. Rigettandone l’appello, la corte sentenziò che non si acconsente ad un’aggressione o a delle percosse “tranne in situazioni che richiedono un normale grado di contatto fisico o scontro diretto in sport come il football, la boxe o il wrestling” e proseguì facendo presente che “il consenso di qualcuno senza la capacità legale di fornire consenso non ha valore” e che “è una cosa di dominio pubblico che una persona normale in pieno possesso delle proprie facoltà mentali non consentirebbe liberamente all’uso su di sé di una forza in grado di produrre gravi lesioni fisiche”. Quindi, chiunque acconsentisse ad essere frustato sarebbe creduto non compos mentis e legalmente incapace di consenso. Il sesso S/M richiede di solito un livello di forza molto inferiore a quello di una normale partita di football, e ne risultano molte meno lesioni di quelle derivanti da molti sport. Ma la corte stabilì che chi gioca a football è sano di mente, mentre i masochisti non lo sono. […] Per la legge, il consenso è un privilegio godibile solo da chi metta in atto i comportamenti sessuali di più alto rango. Chi invece apprezza comportamenti gerarchici inferiori non ha il diritto legale di dedicarvisi. Inoltre, sanzioni economiche, pressioni famigliari, stigma sessuale, discriminazione sociale, sessuofobia e l’esiguità di informazioni sui comportamenti erotici, servono tutti a rendere difficile alle persone una scelta sessuale non convenzionale. Ci sono senz’altro impedimenti strutturali alla libera scelta sessuale, ma difficilmente agiscono costringendo qualcuno alla perversione. Al contrario, agiscono costringendo alla normalità. […] La posizione che difende i diritti politici dei pervertiti ma che tenta di comprendere la loro sessualità “alienata” è di sicuro preferibile ai bagni di sangue in stile WAP9. Per la maggior parte, però, i moderati sessuali non hanno affrontato il loro disagio per delle scelte sessuali diverse dalle proprie. Lo sciovinismo sessuale non può essere riabilitato travestendolo con abiti marxisti, sofisticate teorie costruttiviste o psicociance vintage.
Qualsiasi posizione femminista sul sesso – di destra, sinistra o di centro – alla fine prenderà il sopravvento, l’esistenza di una così ricca discussione è la prova che il movimento femminista sarà sempre la fonte di discorsi interessanti riguardo al sesso. Ciò non di meno, voglio sfidare la presunzione del femminismo di essere l’unico luogo privilegiato per una teoria sulla sessualità. Il femminismo è la teoria dell’oppressione di genere. Presumere automaticamente che ciò ne faccia la teoria dell’oppressione sessuale significa fallire nel distinguere tra il genere, da un lato, e il desiderio sessuale dall’altro. In inglese, la parola “sesso”10 ha due significati molto diversi. Significa genere e identità di genere, come per esempio “il sesso femminile” o “il sesso maschile”. Ma si riferisce anche all’attività sessuale, all’erotismo, agli incontri sessuali e all’eccitamento, come nell’espressione “fare sesso”. Questa sovrapposizione semantica riflette un presupposto culturale per cui la sessualità si può ridurre al solo rapporto sessuale e che si tratta di una funzione della relazione tra uomini e donne. La fusione culturale del genere con la sessualità ha dato origine all’idea che una teoria della sessualità debba derivare direttamente da una teoria di genere. […] Lo sviluppo del sistema sessuale è avvenuto nel contesto delle relazioni di genere. Parte della moderna ideologia sul sesso è che la lussuria sia di dominio maschile, la purezza femminile. Non è casuale che la pornografia e le perversioni siano state considerate parte del primo. Nell’industria del sesso, le donne sono state escluse da gran parte della produzione e del consumo, e autorizzate a partecipare principalmente come lavoratrici. Per poter partecipare alle “perversioni”, le donne hanno dovuto affrontare delle serie limitazioni alla loro mobilità sociale, alle loro risorse economiche e alle loro libertà sessuali. Il genere influenza le operazioni del sistema sessuale, e il sistema sessuale ha delle manifestazioni di genere specifiche. Ma nonostante il sesso e il genere siano in relazione, non sono la stessa cosa e formano la base di due distinti campi della pratica sociale. A differenza della mia posizione ne Lo scambio delle donne, la mia opinione oggi è che sia essenziale separare analiticamente il genere e la sessualità per riflettere più accuratamente la loro esistenza sociale separata. Ciò va contro il fulcro di gran parte del pensiero femminista contemporaneo, che tratta la sessualità come un derivato del genere. […] Catharine MacKinnon ha fatto molti tentativi teoretici espliciti di inglobare la sessualità nel pensiero femminista. Secondo lei, “la sessualità sta al femminismo come il lavoro sta al marxismo . . . la modanatura, la direzione e l’espressione della sessualità organizzano la società in due sessi, uomini e donne”. […] (Ma) il marxismo funziona meglio nelle aree della vita sociale per le quali era stato originariamente sviluppato, cioè le relazioni tra classi nel capitalismo. Nel primo periodo del movimento femminista contemporaneo, un conflitto teoretico prese il posto dell’applicazione del marxismo alla stratificazione di genere. Poiché il marxismo è relativamente potente, ciò in effetti mette a nudo degli aspetti interessanti ed importanti dell’oppressione di genere e funziona meglio per quelle questioni più strettamente legate alla classe e all’organizzazione del lavoro, mentre le questioni specifiche della struttura sociale del genere non erano riconducibili all’analisi marxista. […] Sul lungo termine, la critica femminista alle gerarchie di genere dovrebbe essere inclusa in una teoria radicale sul sesso, e la critica dell’oppressione sessuale dovrebbe arricchire il femminismo. Si dovrebbero però sviluppare delle teorie e delle politiche autonome specifiche della sessualità. È un errore sostituire il marxismo con il femminismo quale ultima parola nelle teorie sociali. Il femminismo non è più idoneo del marxismo ad essere l’ultima e definitiva descrizione di ogni ineguaglianza sociale. Né il femminismo è la teoria residuale che può prendersi cura di tutto ciò di cui il marxismo non si è occupato. Questi strumenti critici furono plasmati per trattare aree specifiche dell’attività sociale. Altre aree della vita sociale, le loro forme di potere, e i loro caratteristici modi di oppressione necessitano specifici strumenti concettuali. In questo saggio ho argomentato in favore del pluralismo, sia di quello teorico che di quello sessuale.

Conclusione
Come il genere, anche la sessualità è politica. Viene organizzata in sistemi di potere che premiano ed incoraggiano alcuni individui ed attività mentre ne puniscono e sopprimono altri. Come l’organizzazione capitalista del lavoro e la sua distribuzione di benefici e poteri, il moderno sistema sessuale è stato oggetto di lotte politiche fin da quando è nato e si è evoluto. Ma se i conflitti tra lavoro e capitale sono mistificati, i conflitti sessuali sono completamente camuffati. […] In un certo senso, ciò che ora sta accadendo è la nascita di un nuovo movimento sessuale, consapevole delle nuove problematiche e alla ricerca di nuove basi teoriche. […] Nella cultura occidentale, il sesso è preso troppo sul serio. Non si definiscono immorali le persone, non le si manda in prigione, non le si espelle dalle rispettive famiglie per il loro amore per il cibo speziato. Ma una persona può passare attraverso tutto ciò, e anche peggio, a causa della propria passione per calzature di cuoio. Infine, che importanza sociale può avere se a una persona piace masturbarsi con delle scarpe? Può anche non essere consensuale, ma dato che normalmente non chiediamo il permesso alle scarpe prima di indossarle, non mi sembra granché necessario farlo per avere un orgasmo su di esse. Se il sesso è preso troppo sul serio, la persecuzione sessuale non lo è abbastanza. Vi è un maltrattamento sistematico di persone e di comunità sulla base del gusto o del comportamento sessuale. Vi sono pene severe per l’appartenenza ad una delle varie caste di occupazione sessuale. La sessualità dei giovani viene negata, quella degli adulti viene spesso considerata alla stregua delle scorie nucleari, e la rappresentazione del sesso avviene attraverso una serie di circonlocuzioni legali o sociali. A portare il peso dell’attuale sistema di potere sessuale è una popolazione specifica, e la loro persecuzione giustifica un sistema che influenza tutti. Gli anni ’80 sono già stati un periodo di grande sofferenza per la sessualità, ma anche di fermento e di nuove possibilità. Sta a tutti noi cercare di prevenire ulteriori barbarie e incoraggiare la creatività erotica. Chi si considera progressista dovrebbe esaminare i propri preconcetti, aggiornare la propria educazione sessuale, e familiarizzarsi con l’esistenza e il modo di operare delle gerarchie sessuali. È ora di riconoscere la dimensione politica della vita sessuale.


Nota sulle definizioni
In tutto il saggio uso termini come omosessuale, sex worker, e pervertito. Uso “omosessuale” per indicare sia uomini che donne. Quando voglio essere più specifica, uso termini come “lesbica” o “gay”. “Sex worker” vuole essere più inclusivo di “prostituta” per comprendere i vari lavori dell’industria del sesso. Con sex worker si intendono anche ballerine, spogliarelliste, modelle porno, donne nude che parlano coi clienti per telefono attraverso un vetro e possono esser guardate ma non toccate, chi fa sesso telefonico, e tutti gli altri impiegati come le receptionist, gli addetti alle pulizie e gli imbonitori. Com’è ovvio, sono incluse anche le prostitute, maschi e femmine, e i modelli maschili. Uso il termine “pervertito” come termine sintetico per tutti gli orientamenti sessuali stigmatizzati. In passato il termine includeva l’omosessualità sia maschile che femminile, ma più questi acquistavano reputazione, più il termine ha iniziato a riferirsi ad altre devianze. Termini come “pervertito” e “deviato/deviante” hanno, nell’uso comune, una connotazione di disapprovazione, disgusto e avversione. Uso qui questi termini in modo denotativo e senza alcun intento di disapprovazione.

1“Thinking Sex: Notes for a Radical Theory of the Politics of Sexuality, in Carole Vance, ed., Pleasure and Danger, (Routledge & Kegan, Paul, 1984. Also reprinted in many other collections, including Abelove, H.; Barale, M. A.; Halperin, D. M.), The Lesbian and Gay Studies Reader(New York: Routledge, 1994).

2FPA, Family Protection Act

3Ho lasciato inalterato il termine non essendoci (ancora) un corrispettivo italiano ed essendo questo comprensibile al lettore smaliziato.

4Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali e psichici, o DSM.

5Tale nel 1984 ai tempi del saggio di Rubin. È stata pubblicata a maggio 2013 l’edizione DSM-V.

6Trattandosi di un termine specifico della cultura BDSM ho preferito lasciarlo così piuttosto che usare una perifrasi per tradurlo, venendo usato indifferentemente anche in italiano.

7Ho lasciato invariato mainstream in quanto in contesti socio-politici come questo si usa normalmente il termine inglese.

8Come lo erano le stelle di David cucite addosso agli ebrei durante la dominazione nazista.

9Women Against Pornography

10Come in italiano, ho pertanto tradotto integralmente il pezzo senza riferimenti all’originale se non a inizio frase.

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2 pensieri su “Thinking Sex – Pensare il sesso, di Gayle Rubin

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