Let’s sit the Time Warp again!

rocky-horror-show-2Martedì sera, come molt* altr* milanesi e non, sono stata al Teatro della Luna di Assago alla prima del Rocky Horror Show, il cui film quest’anno compie 40 anni. Abituata ai resoconti di amic* che hanno visto la rappresentazione teatrale all’estero, e abituata alle rappresentazioni al cinema Mexico, le mie aspettative come “cultrice della materia” andavano in una direzione precisa.

Sia chiaro: attor* magnific*, voci incredibili, adattamento ineccepibile, la band che suonava dal vivo un tocco di classe. Unica nota dolente nel complesso delle osservazioni superficiali è stato un Rob Fowler/Frank N. Furter dotato di una voce eccezionale e di buone abilità recitative, ma impacciato sul tacco a spillo 11. Ero emozionata, ho cantato a squarciagola dall’inizio alla fine, ho pogato e ballato.

Quando sono riuscita a farlo. Sì, perché il punto dolente è questo: pur avendo assai gradito la rappresentazione nel complesso nell’ottica di una performance standard, a mente fredda non sono riuscita a togliermi di dosso la sensazione che senza l’abbattimento della quarta parete il RHS perda (buona) parte della sua portata innovativa e rivoluzionaria. Gli attor* erano evidentemente consc* della parte recitativa del pubblico, perché quando la compagine del Cinema Mexico dalla platea centrale insinuava la propria voce nei dialoghi con decisi Uh!, Weissssss, Asshole!, sul palco era chiaro il tentativo di rallentare per quanto possibile il ritmo recitativo per dar loro spazio. Sul Time Warp solo quell* del Mexico sono riuscit* ad alzarsi e andarlo a ballare appena sotto al palco, per fortuna senza essere mandat* a posto dalle maschere del teatro, che si sono comportate in maniera egregia con il pubblico.rocky_horror_show6

Non è stato solo questo a farmi riflettere. L’osservazione più immediata l’ho fatta quando ancora aspettavo nel foyer che aprissero la sala per poter entrare. Il pubblico era quanto di più variegato ci si può immaginare per un evento simile. Dalle persone anonime a quelle alto-borghesi, dalle “celebrità” a chi si è presentat* trans-vestite, dalle persone punkettone a quelle più classiche, c’era davvero di tutto. Di molt* di loro ci siamo chieste come potessero essere negli anni ’70 quando il RHS è diventato un cult visto che ora sembravano così ordinari*, di altr* semplicemente se fossero lì per l’evento o per autentico interesse – con cattiveria abbiamo ipotizzato più volte la prima.

Quello che mi sono chiesta, osservando il forte livello di perturbabilità di cui era ed è portatrice una rappresentazione che mischia e oltrepassa i generi e le sessualità com’è il RHS, è se le persone siano pronte ad accettare soggett* transgender solo finché ess* sono relegat* su un palcoscenico come personaggi palesemente posticci di una rappresentazione ormai arcinota – e che quindi ha, in una qualche misura, esaurito il proprio potere perturbante. Lo stesso autore, il fantastico Richard O’Brien, ha più volte dichiarato di aver attraversato le identità di genere nel corso degli anni, di aver assunto estrogeni e di sentirsi transgender, a metà tra un uomo e una donna – e il suo stesso aspetto è, per così dire, perturbante.rocky-horror-show-foto-19-credit-nilz-boehme-1024x683

Dove si colloca per molt* di noi, insomma, il confine tra la perturbabilità dei generi e delle sessualità che siamo in grado di affrontare e quella che non ci è possibile gestire e quindi può divenire la causa di trans- e omofobia? Finché sappiamo che ciò che abbiamo davanti sono un transgenderismo e una sessualità mimate, recitate, e quindi non vere tutto ciò non ci turba; ma se il RHS ci insegna qualcosa, non è proprio che quella quarta parete è molto più sottile e fragile di quanto vorremmo che fosse?

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