Prove generali di criminalizzazione etnica – Torino

È di qualche giorno fa l’epilogo di una vicenda che va avanti da diversi mesi: il rifugio ENPA di via Germagnano a Torino ha subito una grave devastazione nel corso della notte del 21 maggio, le gabbie che ospitavano i cani distrutte o danneggiate, gli animali terrorizzati, l’infrastruttura gravemente lesa. Il tutto ad opera di ignot*, anche se i volontari sono sicuri nel voler addossare la responsabilità del gesto al vicino campo nomadi di corso Tazzoli. Secondo i volontari, infatti, l’escalation di attacchi che si sono susseguiti nei mesi scorsi sarebbero stati portati avanti da alcuni membri del campo – una trentina, secondo loro. Tutto questo, ça va sans dire, senza uno straccio di denuncia o di accertamento da parte delle autorità preposte. Sempre secondo i volontari, la situazione di esposizione agli atti vandalici del rifugio sarebbe stata segnalata già diverso tempo fa senza che nessuno fosse intervenuto. Nessun testimone, nessuna persona colta sul fatto, eppure non può essere stato nessuno se non i residenti del campo nomadi. Residenti che, sempre secondo la versione presentata ai e dai media locali, avrebbero più volte cercato di rubare i cani ospiti del rifugio per usarli a fini di accattonaggio. Ché, si sa, i nomadi, i rom, gli zingari, questo fanno. La cosa grave, oltre al denunciare la responsabilità di un gruppo ben preciso di persone la cui famigliarità con gli eventi non è mai stata accertata, sono stati i vari comunicati ufficiali della sezione nazionale di ENPA che hanno fatto il paio con quelli della sezione locale di Torino in termini di stigmatizzazione di una comunità che non si sa se è coinvolta nella vicenda oppure no. (Lo sottolineo più volte perché magari così entra meglio in testa). Questi comunicati non solo non hanno preso le distanze dai toni accusatori e razzisti della sezione locale, ma non hanno neppure chiesto a chi commentava di astenersi dall’utilizzo di toni degni di un kapò nazista, né tali commenti, presenti in numero di migliaia, sono stati modificati o cassati. Qualche giorno fa, inoltre, sulla pagina di Idea Rom Onlus un utente ha fatto notare come ad uno degli ultimi banchetti informativi presieduti da ENPA a Torino, alcuni volontari fossero lì presenti con manifesti e striscioni dell’iniziativa “no campi” che ha una connotazione politica non solo fascista e leghista, ma che arriva a usare un simbolo che si rifà palesemente a quello della lotta NoTav, svuotandolo e riutilizzandolo a proprio uso e consumo per uno scopo diametralmente opposto. Sfogliando le immagini di google, inoltre, è possibile vedere come i legami grafici tra l’iniziativa “no campi” e i movimenti neofascisti siano palesi appoggiandosi a questa utilissima breve indagine di Vice sul fasciofont.

Oggi, cercando aggiornamenti sulla vicenda, poi, incappo in questo articolo di un quotidiano online locale: Torino, Enpa si offre di sterilizzare i cani del campo nomadi. Mi si è accapponata la pelle. Non solo l’intero assetto dell’articolo dà per scontato che i residenti del campo siano responsabili di quanto avvenuto al rifugio, ma addirittura presentano quelli di ENPA come dei samaritani portatori di civiltà in un ambiente degradato, infetto, e totalmente indifferente verso la salute dei propri membri non-umani. Ché, si sa, i nomadi, i rom, gli zingari, questo sono, questo fanno. (corsivi miei)

I volontari della Sezione Enpa di Torino, che stanno lentamente cercando di tornare alla normalità dopo la devastazione del canile di via Germagnano, si prenderanno cura dei cani del campo nomadi di corso Tazzoli, occupandosi non soltanto della profilassi contro filaria e cimurro, o del vaccino trivalente, ma anche delle sterilizzazioni, se necessarie. […]

E qui la chicca:

«Noi non ce l’abbiamo con i nomadi, anzi alcuni nostri dipendenti sono rom [qui sento la mancanza di un ma… NdAgnes]– spiega il presidente Marco Bravi -. Siamo vittime di un’aggressione che ha devastato la nostra sede e chiediamo più sicurezza. Nonostante ciò, continuiamo a fare il nostro mestiere, perché ne siamo assolutamente capaci. Insieme al Comune abbiamo deciso di prestare la nostra professionalità per censire, sterilizzare e vaccinare i cani dei nomadi al campo di corso Tazzoli. Noi non ci giriamo dall’altra parte solo perché si tratta di rom.Cerchiamo di continuare e fare di più».

Ciò che non quadra in questa dichiarazione, nell’ordine, è che:

  1. C’è una sottintesa correlazione tra il fatto che il rifugio sia stato vittima di un’aggressione e il campo nomadi vicino, correlazione che non è stata provata da niente e da nessuno;
  2. La sicurezza è messa implicitamente in pericolo dal campo nomadi;
  3. La volontà di “censire, sterilizzare e vaccinare i cani” è assolutamente ipocrita nella misura in cui è chiaramente un tentativo di intromettersi nelle attività del campo e vigilare affinché questi cani non “spariscano”, come si sa succedere a tutti i cani di tutti i nomadi, rom, zingari presenti sul suolo italiano.

“Molti animali sono stati trasferiti nei canili comunali. Ci devono assicurare condizioni di sicurezza fuori dall’ambulatorio, perché se risfasciano tutto siamo punto e daccapo.”

Siccome più sopra parlavano dei rom e del campo nomadi, quel risfasciano si lega indissolubilmente ad ess*. Di nuovo, nessuno sa chi è stato, ma tutti lo danno già per accertato.

Leggo, inoltre, che ieri si è svolta nel quartiere una piccola manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia dallo slogan eloquente quanto la sua appartenenza politica: Ultimatum: via i campi.In quest’ultimo pezzo, inoltre, c’è un interessante slittamento per quanto concerne l’accertamento della situazione del rifugio di ENPA. Non un’autorità come il questore o il capo della polizia di Torino, ma Matteo Salvini, leader della Lega Nord, colui che proprio ieri ha invocato le ruspe sul campo nomadi di corso Tazzoli e su tutti quelli presenti sul territorio nazionale.

Qualcuno per favore regali a Salvini la ruspa, così magari la smette di premere sempre lo stesso tasto. Magari questa:

 

Come ultima cosa faccio notare che nel primo articolo che ho linkato, ENPA “si è vista costretta a rivolgersi ad un vigilante notturno” mentre secondo TorinoToday sono stati messi “tre soldati dell’esercito che presidieranno il canile 24 ore su 24″ che secondo Bravi non sarebbero tuttavia sufficienti.

In tutto il discorso, ovviamente, i cani sono stati del tutto invisibilizzati. Sono state spese parole solo riguardo al fatto che sarebbero stati terrorizzati dall’aggressione al rifugio e che sarebbe avvenuto un loro trasferimento presso diversi canili municipali, ma nessuno ha fatto sapere se qualcuno di essi ha riportato ferite e di quale entità.

Nelle ultime settimane sembra che in Italia si stiano facendo le prove generali per bandire definitivamente dallo spazio pubblico la presenza dell’etnia rom, nonostante questa narrazione tossica sia stata smontata già più di una volta – sarebbe esemplare anche il fatto che recentemente una “giornalista” delle reti mediaset è stata licenziata in tronco per aver pagato dei ragazzi rom di un campo nomadi affinché ammettessero, mentendo, di guadagnare moltissimi soldi da piccoli furti quotidiani, uno dei vari leitmotiv di cui spesso le persone rom vengono accusate.

La vicenda di via Germagnano si lega ad un evento più locale, ma è altrettanto esemplare quanto la copertura mediatica che si è data dell’investimento a Roma, due giorni fa, di una donna filippina del quale sarebbero responsabili secondo i primi accertamenti alcune persone di etnia rom: il reato, di responsabilità del singolo, ancor prima di essere accertato si ripercuote su una intera comunità.

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