Let’s sit the Time Warp again!

rocky-horror-show-2Martedì sera, come molt* altr* milanesi e non, sono stata al Teatro della Luna di Assago alla prima del Rocky Horror Show, il cui film quest’anno compie 40 anni. Abituata ai resoconti di amic* che hanno visto la rappresentazione teatrale all’estero, e abituata alle rappresentazioni al cinema Mexico, le mie aspettative come “cultrice della materia” andavano in una direzione precisa. Continue reading “Let’s sit the Time Warp again!”

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Il femminismo è stato sequestrato dalle donne bianche della classe media

Ottima ed interessante traduzione a cura di Feminoska, La Pantàfika e Jinny Dalloway.

incroci de-generi

asiansQuesta è la trascrizione del discorso tenuto da Myrian Francois-Cerrah in occasione di un dibattito  alla Oxford Union il 12 febbraio, in cui ha sostenuto la mozione approvata “Questa Cameraè persuasa che il femminismo sia stato sequestrato dalle donne bianche borghesi“.

Myriam Francois-Cerrah, femminista postcoloniale e ricercatrice alla Oxford University, studia i movimenti islamici in Marocco e si occupa di Medio Oriente e dell’attualità in Francia. E’ giornalista, anche televisiva e  radiofonica, che, oltre a collaborare con testate quali  The Guardian, New Statesman, The Independent, Middle East Eye e Al Jazeera English, anima dibattiti televisivi su Sky News, BBC Newsnight, Channel 4 news, etc.

L’originale del suo intervento qui. Traduzione collettiva con feminoska e Jinny Dalloway.

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Sulla satira – di Joe Sacco

Questa vignetta è già comparsa sul n. 1085 di Internazionale (quello col meraviglioso reportage a fumetti di Zerocalcare dal confine Turco-Siriano) tradotta da, credo, Marina Astrologo.

Quella che riporto qui sotto è invece la versione che ne avevamo fatto io e Jinny Dalloway giusto il giorno prima dell’uscita di Internazionale in edicola. Ci dispiaceva aver lavorato “per niente” e quindi la proponiamo comunque. Buona lettura!

joesacco

La ragazza nuda usata come arma

incroci de-generi

nazifemen

Traduzione collettiva con Agnes Nutter, Jinny Dalloway, Silvia Bauer, di un’analisi sull’uso della nudità come arma a fini reazionari, con particolare attenzione ai casi emblematici delle neonaziste Femen, delle filo-americane Pussy Riot e di Molly Crabapple, (per fortuna) misconosciuta in Italia.  L’originale, lievemente abbreviato nella parte inziale, qui. Buona lettura.

I media che consumiamo oggi vengono manipolati tanto cinicamente quanto quelli di un centinaio di anni fa: sono usati come armi contro la popolazione, ma adesso adottano nuove tecniche di marketing per vendere, promuovere e difendere l’imperialismo e il capitalismo. Questo non implica che non siano presenti ancora vecchie tecniche – esistono ancora corruzioni palesi come accettare soldi o regali – ma altre strategie non sono state ancora bene esaminate, né accuratamente condannate. Mentre sesso e razza sono ancora comuni come sempre nel culto di imperialismo e capitalismo da parte dei media, le nuove strategie neoliberiste di atomizzazione e…

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Thinking Sex – Pensare il sesso, di Gayle Rubin

Pensare il sesso: note per una teoria radicale sulle politiche della sessualità 1 – testo integrale in inglese visibile qui in formato pdf

di Gayle S. Rubin
(tr. it. Agnes Nutter)

Le guerre del sesso.
È ora di pensare al sesso. Per alcuni, la sessualità potrà sembrare un argomento poco importante, una frivola digressione dai ben più critici problemi della povertà, della guerra, delle malattie, del razzismo, della fame, o dell’annientamento nucleare. Ma è proprio in periodi come questo, quando si convive con l’idea di un’impensabile distruzione, che le persone sono più propense a diventare pericolosamente fanatiche verso la sessualità. […] Le dispute sul comportamento sessuale divengono spesso il veicolo per rimpiazzare delle ansie sociali e liberarne la conseguente carica emotiva. Ne consegue che la sessualità dovrebbe venir trattata con particolare riguardo in periodi di profondo turbamento sociale.[…] L’opposizione della Destra all’educazione sessuale, all’omosessualità, alla pornografia, all’aborto, e al sesso prematrimoniale si è spostata dalle estreme periferie ad un ruolo di primo piano dopo il 1977, quando gli strateghi e i crociati della destra scoprirono che questi argomenti coinvolgevano le masse. La reazione al sesso giocò un ruolo significativo nel successo elettorale della Destra nel 1980. […] L’Emendamento sui Pari Diritti venne sconfitto, passarono per legge nuove restrizioni sull’aborto, e i fondi per programmi quali Genitorialità Programmata e per l’educazione sessuale vennero decurtati. Vennero promulgate leggi e regolamenti per rendere molto più difficile alle adolescenti accedere alla contraccezione o all’aborto. Si sferrarono con successo violenti attacchi sessuofobici contro il Programma di Studi delle Donne all’Università Statale della California di Long Beach. La più ambiziosa proposta legislativa della Destra è stata la Legge per la Protezione della Famiglia2, introdotta dal Congresso nel 1979. Questa legge è un attacco generalizzato al femminismo, all’omosessualità, alle famiglie non tradizionali e alla privacy sessuale degli adolescenti. La FPA non è passata e probabilmente non passerà, ma i conservatori al Congresso continuano a seguirne il programma. […] In questo saggio, propongo degli elementi per una cornice descrittiva e concettuale di pensiero intorno al sesso e alle sue politiche. Spero di riuscire a contribuire all’urgente obiettivo di creazione di un corpus di pensiero sul sesso che sia rigoroso, umano e genuinamente liberatorio.


Pensieri sul sesso
Una teoria radicale del sesso deve identificare, descrivere, spiegare e denunciare le ingiustizie e le oppressioni sessuali, e ha bisogno di raffinati strumenti concettuali per capire il tema e porlo in evidenza. Deve costruire ampie descrizioni della sessualità così come essa è nella società e nella storia, e richiede un linguaggio critico convincente che illustri la barbarie delle persecuzioni sessuali. Diverse persistenti caratteristiche del pensiero sul sesso inibiscono lo sviluppo di tale teoria. Questi presupposti sono così pervasivi nella cultura occidentale da venire raramente messi in dubbio. Tendono perciò a ricomparire in diversi contesti politici, acquisendo nuove forme retoriche ma riproducendo gli stessi assiomi di base. Uno di questi assiomi è l’essenzialismo sessuale, l’idea secondo la quale il sesso è una forza naturale che esiste a prescindere dalla vita sociale e che dà forma alle istituzioni. L’essenzialismo sessuale è parte intrinseca della cultura popolare occidentale, che considera il sesso eternamente immutabile, asociale, e trans-storico. Lo studio accademico del sesso, dominato per oltre un secolo da medicina, psicologia e psichiatria, ha riprodotto l’essenzialismo. […] All’interno di queste categorie etnoscientifiche, però, la sessualità non ha storia né una significativa determinatezza sociale. […]
La storia della sessualità di Michel Foucault è stata l’opera più importante ed emblematica del nuovo pensiero scientifico sul sesso. Foucault critica la concezione tradizionale del sesso come una naturale libido che brama di liberarsi dalle catene sociali e ipotizza che il desiderio non sia un’entità biologica predeterminata ma che piuttosto si sia costituito nel corso di pratiche sociali ben specifiche, enfatizzando gli aspetti generativi dell’organizzazione sociale del sesso piuttosto che i suoi elementi repressivi e segnalando la continua formazione di nuove forme di sessualità. Sottolinea inoltre la rilevante discontinuità tra la sessualità basata sul sistema di parentela e le sue forme più moderne. La nuova scuola di pensiero sui comportamenti sessuali ha dato al sesso una storia e ha creato un costruttivismo alternativo al sostanzialismo sessuale. Sottolineare questo corpus di lavoro significa presumere che la sessualità sia costituita socialmente e storicamente, e che non sia biologicamente fondata. Ciò non significa che le capacità biologiche non siano prerequisiti della sessualità umana, ma che essa non è comprensibile in termini puramente biologici. […] Così com’è impossibile pensare con chiarezza alle politiche di razza e di genere finché queste verranno pensate come entità biologiche piuttosto che come costrutti sociali, la sessualità sarà inaccessibile all’analisi politica finché verrà concepita come un fenomeno biologico o un aspetto della psicologia individuale. La sessualità è un prodotto umano tanto quanto lo sono le diete, i mezzi di trasporto, i sistemi di classificazione, le forme di lavoro, i tipi di intrattenimento, i processi di produzione e i modi di oppressione. Una volta che il sesso viene letto in termini di analisi sociale e comprensione storica, diventa possibile una nuova politica del sesso. […] A causa dell’enfasi posta sul modo in cui la sessualità è prodotta, Foucault si è reso vulnerabile ad interpretazioni che negano o minimizzano la realtà della repressione sessuale in senso prettamente politico. Tuttavia, Foucault rende abbondantemente chiaro di non negare tanto l’oppressione sessuale ma piuttosto di volerla inscrivere in una dinamica più ampia. La sessualità nella società occidentale si è strutturata all’interno di una cornice estremamente punitiva, ed è stato oggetto di veri e propri controlli sia formali che informali. […] Le società occidentali moderne valutano gli atti sessuali secondo un sistema gerarchico di valori. Gli eterosessuali coniugati e riproduttivi sono in cima alla piramide sessuale. Al di sotto della cima, strepitanti attenzione, si trovano gli eterosessuali monogami non sposati ma in coppia, seguiti dalla maggior parte degli altri eterosessuali. L’autoerotismo fluttua in modo ambiguo. Lo stigma ottocentesco sulla masturbazione persiste in forme meno potenti ma alterate […] Le coppie gay e lesbiche di lungo corso stanno facendosi strada verso la rispettabilità, ma le lesbiche da bar e i gay promiscui stazionano appena sopra i gruppi alle estremità di questa piramide. Le più disprezzate caste sessuali includono attualmente i transessuali, i travestiti, i feticisti, i sadomasochisti, i sex worker3 come prostitute e attori porno, e i più in basso di tutti: chi trasgredisce alle norme che precludono il sesso intergenerazionale. Gli individui i cui comportamenti sono apicali in questa gerarchia sono premiati con una sanità mentale certificata, rispettabilità, legalità, mobilità sociale e fisica, supporto istituzionale e benefici materiali. Più i comportamenti e le occupazioni sessuali scendono lungo questa scala, più gli individui che li praticano sono soggetti a dubbi circa la loro salute mentale, pessima reputazione, comportamenti criminali, ad una ridotta mobilità sociale e fisica, ad una perdita di supporto istituzionale e a sanzioni economiche. […] L’intensità di questo stigma è radicato nelle tradizioni religiose occidentali, ma perlopiù il suo contenuto contemporaneo deriva dalla stigmatizzazione medica e psichiatrica. […] La sezione sui disordini psicosessuali nel Diagnostic and Statistical Manual of
Mental and Physical Disorders4 dell’Associazione Psichiatrica Americana (APA) è una mappa abbastanza affidabile dell’attuale gerarchia morale delle attività sessuali. La lista dell’APA è molto più elaborata delle tradizionali condanne della prostituzione, della sodomia e dell’adulterio. L’edizione più recente, il DSM-III5, ha rimosso l’omosessualità dall’elenco dei disordini mentali dopo una lunga lotta politica, ma il feticismo, il sadismo, il masochismo, la transessualità, il travestitismo, l’esibizionismo, il voyeurismo e la pedofilia sono ancora fermamente radicati come disfunzioni psicologiche. Vengono scritti in continuazione libri sulla genesi, l’eziologia, il trattamento e la cura per queste numerose “patologie”. La condanna psichiatrica dei comportamenti sessuali invoca concetti di inferiorità mentale ed emotiva al posto delle categorie di peccato sessuale. Le pratiche sessuali di basso rango vengono denigrate come malattie mentali o sintomi di un’integrazione deficitaria della personalità. […] Tutti questi modelli presuppongono una teoria-domino del pericolo sessuale. La linea di demarcazione che sembra separare l’ordine sessuale dal caos descrive una paura precisa: che se qualsiasi cosa potesse mai attraversare questa zona sessuale demilitarizzata, la barriera contro le sessualità sinistre crollerebbe e qualcosa di innominabile la attraverserebbe di soppiatto. […] Questo tipo di moralità sessuale ha più elementi in comune con le ideologie razziste che con la vera etica. Garantisce la virtù al gruppo dominante, e relega i vizi ai non privilegiati. Una moralità democratica dovrebbe giudicare gli atti sessuali per il rapporto che intercorre tra i partner, il livello di mutua considerazione, la presenza o assenza di coercizione e la quantità e qualità del piacere che forniscono. Che gli atti sessuali siano gay o etero, di coppia o in gruppo, nudi o in biancheria intima, mercenari o gratuiti, con o senza riprese video, non dovrebbe riguardare l’etica. […]
Una delle più tenaci idee circa il sesso è che ci sia un modo migliore per farlo, e che ognuno dovrebbe farlo in quel modo. […] Molte persone confondono le proprie preferenze sessuali con un sistema di valori universale che funziona o dovrebbe funzionare per chiunque. L’idea di un unico modello di sessualità caratterizza la maggior parte dei sistemi di pensiero sul sesso. […] Sebbene il contenuto vari, il modello di uno standard sessuale unico viene continuamente ricostituito all’interno di altre cornici retoriche, inclusi il femminismo e il socialismo. È offensivo insistere che tutti dovrebbero essere lesbiche, non monogami o perversi, tanto quanto lo è credere che tutti dovrebbero essere eterosessuali, sposati e vanilla6 – sebbene quest’ultima serie di opinioni siano sostenute da un potere coercitivo ben più forte delle prime. […]
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Les Crocodiles

Il libro il cui reperimento ha scatenato una bagarre sul mio profilo personale di Facebook qualche giorno fa è finalmente arrivato. Si tratta di Les Crocodiles di Thomas Mathieu (http://www.lelombard.com/series-bd/crocodiles,463/), un fumetto per realizzare il quale l’autore belga ha chiesto alle proprie amiche e conoscenti di raccontargli episodi di molestie urbane che hanno subito.
L’ho letto velocemente (divorato, ecco) e la prima impressione che ne ho avuto è che si tratta di un progetto degno di essere tradotto in italiano – c’è davvero poco materiale che ci arriva dai paesi francofoni e, a mano a mano che il mio francese cresce e migliora, un po’ mi sento responsabile di dover tradurre i lavori più validi, data la loro quantità. Non so quanto ci metterò né come si faccia materialmente a trovare un editore che accetti il progetto (è un fumetto-non-fumetto, in fondo) ma stavolta voglio tentarlo. Se tra di voi qualcun* ha dei suggerimenti sono più che bene accetti.
E’ impressionante, comunque, leggere qualcosa che non sia né razzista né sessista, nemmeno di sfuggita o inavvertitamente: per esempio, i molestatori (o molestatrici loro malgrado, eh) sono tutt* rappresentat* con fattezze non umane – o lo sono i loro dialoghi – e questo artificio narrativo permette di ignorare completamente il dato razziale in quanto non importante. Sarebbe da copiare.
Ciò mi porta ad un’altra osservazione. Quando qualche settimana fa uscì il video di Hollaback! Stop Street Harrassement,alcun* femminist* e attivist* che stimo, come Abbatto i muri, avevano contestato tale progetto criticando oltre all’evidente dato razziale anche la non-distinzione tra molestia e approccio, e ancora tra approccio e molestia istituzionalizzata. Vero, sacrosanto. Mi sento tuttavia di aggiungere un pezzo al dibattito anche dopo aver letto Les Crocodiles: il confine tra approccio e molestia è sottile, e si regge sul filo dell’autostima. Ciò che colpisce nel fumetto in oggetto è infatti che venga messo nero (e verde) su bianco come la quasi totalità delle donne ritratte, di fronte alla molestia, è inerme o quasi. Magari vorrebbe rispondere a tono, farsi valere, ma ha paura. Non ha fiducia in sé. Anche donne che in altri momenti sono spavalde, assertive, possono trasformarsi in persone insicure in determinate situazioni percepite come pericolose per sé e per la propria incolumità. Anche una semplice giornata storta può essere in grado di incrinare così tanto la propria percezione di sé da far(ci) sentire in pericolo anche quando il mondo circostante è innocuo. In questo senso è giustissimo dire che “le strade sicure le fanno le donne che le attraversano” – che, lasciatemelo dire, è uno degli slogan più brillanti ed intelligenti che abbia avuto modo di leggere negli ultimi anni, per la quantità di livelli su cui agisce.
Tornando a Les Crocodiles, la sensazione di soffocamento e sopraffazione nonché impotenza che se ne ha vignetta dopo vignetta, è forte e ineludibile. Fa arrabbiare ed è secondo me ancora parte solo del processo di “presa di coscienza” (o re-azione) di quali siano effettivamente i problemi culturali su cui si dovrebbe agire – più che re-agire. Ma in certi punti è talmente forte lo schiaffo in faccia, quali che siano gli esiti delle molestie, che a star seduta sulla sedia e andare avanti a leggere senza opporre resistenza non ci sono riuscita – ché già con l’iperattività non ci riesco normalmente 🙂
Spero di riuscire a “donarvelo” presto 😉

Premio traduzione sezione di anglistica del X Festival di Poesia Civile, città di Vercelli

Da quattro anni, l’Università del Piemonte Orientale in collaborazione con l’associazione culturale Il Ponte offre agli iscritti di Lingue dell’ateneo la possibilità di cimentarsi con la traduzione in italiano di un testo poetico inedito in Italia.

Pubblico qui di seguito le traduzioni vincitrici delle due sezioni di anglistica: quella inglese a cura di Sara Olivieri e quella anglo-americana a cura di Elena Mazzetto (entrambe già vincitrici della terza edizione del concorso nella medesima sezione).

Poesia in cui un drone guarda un dibattito presidenziale statunitense da un Travelodge sulla M18 vicino a Doncaster.
Di Harry Giles
traduzione: Sara Olivieri

Uno di questi uomini le metterà il dito sul bottone.
Lei infila un sensore dentro a un sacchetto di Doritos e chiude

quegli occhi sconcertanti, massaggia il telecomando: mette il muto,
toglie il muto, mette il muto. Quest’uomo mente. Quest’uomo

non legge un romanzo da quattro anni. Lei
lo può dire. La faccia di quest’uomo è fatta di gomma

di fluoro-silicone, lucida sotto i riflettori dello studio. Lei s’immagina
gli serva un cambio d’olio. Lei lo può dire. Quest’uomo indossa

una maglietta di He-Man a letto. Ha con sé il portapranzi dei Thundercats.
Si prepara da solo i panini. Non si sceglie

la cravatta. Quest’uomo non può guardare una pistola senza piangere.
Quest’uomo è una puttana. I suoi denti brulicano

di nanorobot. Splendono come una fila di croci bianche.
Come una pioggia radioattiva. Il drone apre e chiude la sua scheda di voto.

 

Tu Do Street
Di Yusef Komunyakaa
(tr. it. di Elena Mazzetto)

La musica divide la sera.
Chiudo gli occhi & vedo
uomini tracciare linee nella polvere.
L’America s’insinua nella membrana
di foschia & fumo, & io sono un bambino
di nuovo a Bogalusa. Scritte
“Solo bianchi” & Hank Snow. Ma stasera
vado in un posto dove le ragazze del bar
svaniscono come uccelli tropicali. Quando
ordino una birra, la mama-san
dietro al bancone finge
di non capire scansando
con gli occhi le facce bianche, mentre Hank Williams
strilla dal jukebox psichedelico.
Abbiamo recitato Giuda ma
solo i colpi di mitragliatrice ci tengono
insieme. Per strada
anche i soldati neri stanno all’erta.
Un divieto d’accesso mi attira
più dentro ai vicoli, mentre cerco
dolcezza dietro queste voci
ferite da bellezza & guerra.
Là nella giungla a Dak To
& Khe Sahn, abbiamo combattuto
i fratelli di queste donne
che ora corriamo a tenere tra le braccia.
C’è più di una nazione
dentro di noi, quando soldati
bianchi & neri toccano le stesse amanti
a pochi minuti di distanza, assaggiando
il fiato gli uni degli altri,
senza sapere che queste stanze
corrono una nell’altra come un tunnel
diretto all’inferno.